Sulla Consanguineità

L’accoppiamento fra Dalì e Isolina Webachtal è una consanguineità stretta 2-3 Boogie Webachtal.

Tale consanguineità era ammessa fino al 31 dicembre 2017, e non lo è più da poco più di un anno a questa parte.

Inviatemi per favore un messaggio in privato per un elenco delle cose che si possono fare e non si possono fare con un cane che ha una consanguineità non ammessa: la carriera completa è comunque assicurata seppur con alcuni accorgimenti.

Nelle righe seguenti cercherò di spiegare con termini e esempi capibili anche ai non addetti ai lavori e ai non esperti di genetica, le ragioni di questa scelta.

Come molti sanno, l’accoppiamento in consanguineità (“fra parenti” più o meno stretti) ha l’effetto di rendere omozigoti (per parlare facile: “geneticamente più trasmissibili”) i caratteri risultanti dall’accoppiamento.

Si ha quindi una maggiore stabilità degli elementi positivi ma anche di quelli negativi.

Se si accoppiano due cani “belli”, i figli “belli” che nasceranno sarà più probabile che trasmettano la loro bellezza alle generazioni future.

Se accoppiamo due cani “malati”, i figli “malati” che nasceranno, sarà più probabile che trasmettano le malattie alla loro prole.

Se accoppiamo due cani con difetti nascosti, è più probabile che i difetti vengano fuori nella prole.

Diciamo che riducendo la variabilità genetica creiamo più “fotocopie” dei genitori o dei progenitori su cui si fa consanguineità, nel bene e nel male.

E’ quindi fondamentale capire su quale soggetto si fa consanguineità e cioè qual è il parente che i due cani hanno in comune, perché il suo pool genetico sarà rafforzato (nel bene e nel male) nella cucciolata.

Il cane su cui ho fatto consanguineità nella cucciolata U si chiama Boogie vom Webachtal. Boogie è la femmina più importante degli ultimi 50 anni della razza, per qualità media prodotta nelle sue cucciolate.

Maggiori informazioni qui:

In quella pagina potrete apprezzare la purezza cristallina della sua riproduzione.

Lei stessa è un cane che ha oltre 9 anni di vita. E’ stata per caso radiografata poche settimane fa per una bastonata ricevuta da dei marrani (mentre era scappata per le campagne): indagando se ci fossero ossa rotte, ci è cascato l’occhio anche sulle anche: risulterebbe anche oggi esente da displasia col massimo grado di esenzione!

Boogie è cane che in 9 anni ha mangiato 2 volte al giorno e quindi circa 6500 pasti, senza MAI SALTARE UN PASTO. Senza mai avere una malattia particolare. Senza avere mai una defaillance temporanea né di salute né caratteriale. Un cane che ha superato brillantemente per ben tre volte la prova caratteriale al Campionato del Mondo (c’è solo un’altra femmina vivente che lo ha fatto: ed è… sua figlia!). Un cane che nella vita normale non farebbe male ad una mosca (se non ai malintenzionati). Un cane che, proprio ieri, durante la nostra usuale camminata in campagna (4 ettari di proprietà originariamente recintati ma pieni di falle aperte dai cinghiali) è stata l’unica su 8 a scappare e tornare dopo mezz’ora (chi si avventura si sente in forze!).

In poche parole: il cane perfetto.

A questo punto, avendo da accoppiare due cani da lei discendenti, che non hanno particolari storie di consanguineità loro stessi, e decidendo di fare una consanguineità su Boogie, mi domando e vi domando: che rischi si corrono? Si compie davvero quela “pazzia genetica” addirittura “vietata dai regolamenti delle associazioni di razza”? (notare bene: non dall’ENCI!).

Non ha un difetto (visibile) che sia uno: quali problemi genetici dovrei rafforzare da una consanguineità stretta su di lei? Nessuno! Facendo consanguineità su cani sani e perfetti, si rafforza la loro salute e perfezione, e non la si indebolisce!

Certo, chi accoppiasse insieme due nipoti di un cane displasico o pazzo o squilibrato ecc è ovvio che commetterebbe un “crimine zootecnico” ma nel ricercare i geni di un cane perfetto, come non ce ne sono al mondo attualmente, quali rischi si potranno mai correre?

A riprova di questo fatto cito tre casi a me occorsi di recente:

A settembre 2017, quando “si poteva” fare consanguineità 2-3, sono stato protagonista di due accoppiamenti in consanguineità: uno 3-2 Remo Fichtenschalg (un altro cane “perfetto”) e uno 3-3 Remo Fichtenschlag. I riusultati ottenuti sono eccellenti e descritti in questo post

Sono stato poi protagonista di un accoppiamento senza alcuna consanguineità con un cane di super-punta tedesco, che aveva vinto una serie di fila impressionante di raduni, e ci ho accoppiato una femmina che nelle cucciolate precedenti aveva sempre dato risultati egregi di esenzione da qualunque problema, appunto con l’apparentemente nobile intento di allargare il pool genetico e crearmi una serie di fattrici poi accoppiabili fra soggetti del mio allevamento.

Bene, la consanguineità aperta, è stata un DISASTRO:

  • Due enognatismi (problemi di chiusura dentaria) da almeno 1cm di differenza fra arcata superiore e inferiore. Uno può essere un caso, ma due no;
  • Due vertebre di transizione (malformazione dei alcune vertebre). Una può essere un caso: ma in due cani diversi, no;
  • Un criptorchidismo (quella mamma mai dato criptorchidi)

    Tutto quanto sopra: su 5 cani dei 7 nati.

Probabilmente il maschio usato non era perfetto, e non era sicuramente un problema della mancanza di consanguineità, ma questo fa entrare in gioco un altro aspetto da considerare nel momento di “aprire” o “chiudere” a linee esterne, e cioè quello che in letteratura scientifica si definisce come “depressione da mancanza di consanguineità” (Outbreeding Depression: potete leggere di più su quest’argomento, qui: https://en.wikipedia.org/wiki/Outbreeding_depression

  1. Accoppiando “fuori dal mio allevamento” posso “aprire” le mie linee e non fare consanguineità ma mi espongo al rischio di usare un cane seppur “certificato” dai risultati da lui ottenuti, che cova dentro di sé una valanga di problemi;
  2. Accoppiando “all’interno del mio allevamento” sono giocoforza costretto a fare consanguineità in quanto sono bene o male tutti parenti, ma so esattamente la qualità dei riproduttori che metto in gioco.

A parte l’esporsi a eventuali problemi genetici della consanguineità, che io però non ho avuto, i risultati sono invece di assoluta eccellenza: in questa cucciolata appena nata, il primo responso che ho è favoloso. 8 cuccioli concepiti, 8 portati avanti, 8 partoriti naturalmente nel più breve tempo mai visto in vita mia (3 ore e mezzo) e 8 sopravvissuti. Il parto perfetto. Cuccioli perfetti con nessuna malformazione, e a riprova di questo fatto, ci sono già 10 testicoli discesi sui 5 maschi presenti nella cucciolata – eppure si citava fra gli effetti negativi della consanguineità anche il criptorchidismo! Sulle due cucciolate precedenti (una delle quale “oggi non più autorizzata” dalla SV) ho ottenuto qualità migliore accoppiando riproduttori conosciuti direttamente che “aprendo” geneticamente le linee ma buttandosi in balìa del prodotto zootecnico più infimo, anche se ha ottenuto i più alti riconoscimenti mondiali.

In sostanza: fare consanguineità, specialmente se questo succede una volta tanto, su cane sani e perfetti, non portatori di particolari consanguineità, dalla mia esperienza non peggiora la qualità della produzione zootecnica (specialmente se fatta una volta sola e non in maniera sistematica) ed è una ottima scelta difensiva, specialmente con la situazione qualitativa attuale nella nostra razza.

Non fare consanguineità potrebbe aprire il proprio allevamento a più variabilità genetica ma dovendo andare “fuori” per forza, ci espone, ultimamente, a più rischi del rimanere a casa (certo, parlo del caso in cui in casa si abbiano cose di pura eccellenza come Boogie).

Ora, chi fa 20 accoppiamenti all’anno, può anche rischiare di buttare via una o due intere cucciolate e provare il maschio “di punta” sponsorizzato dalle varie associazioni di razza: ma io no. Anche perché sento forte la parte etica di creare cani disgraziati dalle scelte zootecniche sperimentali di chi usa “il primo in classe giovani al campionato” senza magari aver mai visto anche una sola idea della sua riproduzione.

In questo momento storico, poi, i problemi genetici riscontrati nella riproduzione dei cani di punta è sotto gli occhi di tutti e in alcuni casi anche quasi-certificata.

CHI LA PENSA COME ME?

Non sono l’unico a pensarla così. A parte che in tutte le altre razze si fa estensivo uso della consanguineità con ottimi risultati (e tanti allevatori importanti mi riferiscono quanto da me evidenziato: se vanno fuori dal loro allevamento, succedono disastri) rimanendo nell’ambito del PT, ci sono casi illustri di persone che la pensano come me.

Quando la SV impose la massima consanguineità ammessa di 3-3 e non più 3-2, autorevolissimi allevatori italiani si espressero contrariamente, e cioè approvarono la mia impostazione di cui sopra:

Il Sig. Daniele Francioni

Allevamento d’Ulmental, allevamento più prestigioso d’Italia per i risultati ottenuti (unico allevatore italiano ad aver allevato un campione del mondo SV maschio); ha sempre fatto uso estensivo della consanguineità che ha sempre pagato per gli enormi risultati ottenuti e continua a funzionare suoi suoi attuali stupendi soggetti.

Il Sig. Luciano Musolino

Presidente della SAS, uno dei massimi esperti mondiali della razza: in pubblico, più e più volte ribadì l’intenzione della SAS da lui guidata in qualità di Presidente, di non seguire la Germania (la SV) su questa strada. Il Sig. Musolino ha poi accettato di introdurre nel regolamento di selezione questa nuova normativa nell’ottica della richiesta di armonizzazione delle regole zootecniche fra tutti i paesi proveniente dalla Germania (SV), ma più che cambiato idea, credo che abbia acconsentito all’introduzione di una regola di emanazione tedesca, per spirito di collaborazione e armonizzazione dei regolamenti.

Il Sig. Leopold Bucher, allevamento Vom Trienzbachtal

(da cui il suffisso del mio allevamento prende ispirazione): ha sempre usato la consanguineità stretta per fissare il tipo del suo allevamento.

Il Sig. Walter Martin, allevamento VON DER WIENERAU

Sul mio articolo riguardo a Boogie migliore fattrice degli utli 50 anni che potete leggere qui:

http://www.webachtal.com/boogie-vom-webachtal-miglior-fattrice-degli-ultimi-50-anni/

parlo del fatto che Boogie ha “battuto” con il suo record una grande fattrice del passato che aveva riprodotto 4 eccellenti alla Siegerschau, la quale era Dixie Wienerau.

Dixie Wienerau era per Walter Martin quello che oggi è Boogie per me: una fattrice di sicura qualità riproduttiva che aveva prodotto figli di qualità costantemente alta (eccellenti alla Siegerschau).

Manco a dirlo: Walter Martin a fine gennaio 1965 accoppia Lido von der Wienerau con Frigga vom Asterplatz: i cani sono entrambi figli di Dixie von der Wienerau: e quindi accoppia due FRATELLI!: consanguineità 2-2: mai ammessa negli ultimi anni.

Ovviamente Walter Martin che è reputato da tutti, non solo da me, il più grande allevatore di pastori tedeschi di tutti i tempi, e quindi non uno sprovveduto, non si lascia scappare l’occasione di fare consanguineità stretta sulla sua femmina più importante, e da questo accoppiamento nasce Yoga von der Wienerau. Bene: che depressione genetica può aver mai portasto questa mossa “irregolare”? A ben vedere, poca, anzi: sapete chi è Yoga von der Wienerau? La madre del secondo capostipite della razza (primo per meriti), e cioè di Quanto von Der Wienerau, il riproduttore più importante della storia del pastore tedesco (perché il primo capostipite Orand è stato scelto per esserlo, Quanto se lo è meritato “sul campo”). Se togliessimo Quanto Wienerau dall’albero genealogico degli attuali cani pastori tedeschi viventi, ne rimarrebbero il 2-3%. Cioè significa che è, dopo il nostro “Adamo” della Razza (Orand) il “secondo Adamo” è Quanto, proveniente da una consanguineità non ammessa perché tutti i cani attuali vengono da lì.

L’importanza di Quanto Wienerau parlano quindi della UTILITA’ di quella consanguineità “proibita” fatta da Walter Martin per allevare sua madre e quindi per preparare la strada all’allevamento del più grande riproduttore di tutti i tempi. I fatti quindi smentiscono i regolamenti attuali.

Capisco il lodevole sforzo delle associazioni nel voler arginare i problemi attuali della razza, ma la consanguineità è un grimaldello utile che messo nelle mani giuste, è essenziale per lo sviluppo della razza. A meno di non voler criticare il lavoro di Walter Martin, di Leopold Bucher, ecc.

Io non credo di valere nemmeno un ventesimo di Walter Martin, ma credo di avere diritto di poter avere in allevamento gli stessi strumenti UTILI che in passato hanno avuto gli allevatori che hanno fatto grande questa razza.

E’ come se tutti ammirassimo le gesta delle Auto di Formula 1 di un tempo, ma oggi autorizzassimo chi si cimentasse in questo sport a correre al massimo a 90km/h “perché viaggiare ad una velocità superiore è pericoloso”. Quello sport così limitato non potrà mai e poi mai assurgere ai fasti di un tempo.

Il Dr. Pietrogino Pezzano

Il Dr. Pezzano è stato uno dei più grandi cinofili (giudice, allevatore, espositore) di dobermann degli ultimi decenni.

Il suo cane più rappresentativo è stato Gino Gomez del Citone, figlio di Astor e Arielle D’Amour del Citone: due fratelli di cucciolata! Gino Gomez è stato Sieger IDC e ha prodotto *22* (ventidue!) Sieger IDC, senza alcun problema genetico né in lui stesso né nella sua progenie. (ringrazio il mio amico Ario de Benedictis, esperto, fra l’altro, di Dobermann, per l’imbeccata).

Cavalli

Sharif di Jesolo, pilastro della Razza indigena del Trotto Italiano (tra l’altro è il bisnonno di Varenne!) era figlio di una mamma figlia di due fratelli. La storia è molto simile a quella di Yoga Wienerau. La mamma di un capostipite è figlia di due fratelli.

CONCLUSIONI – I TIPI DI ALLEVAMENTO

Oggigiorno, dovendo “aprire” verso la non-consanguineità, nessun allevatore alleva un tipo di cane riconoscibile come proveniente da quell’allevamento.

In passato, un po’ la mancanza di regole sul deposito del DNA, un po’ la regolamentazione meno stretta, permetteva agli allevatori di fissare il proprio tipo. Un Wienerau o un Trienzbachtal si vedeva lontano un miglio. Oggigiorno invece si è obbligati e “variare”.

Ho un esempio in mente delle conseguenze di questa cosa: uno dei più grandi allevamenti del mondo, del Sig. Erich Boesl, grandissimo esperto e mio conoscente, “Von der Piste Trophe” ha cani di punta di livello eccelso.

Ma fra di loro… non si somigliano per niente! (cit.). Thiago, Finn e Quenn von der Piste Trophe sono tre cani formidabili e bellissimi (due auslesi e il terzo, il più giovane, a mio parere lo diventerà presto): ma nello stesso gruppo di allevamento, al campionato, sembrano provenire da tre pianeti diversi, per come sono morfologicamente distanti, seppur tutti più che perfettamente aderenti allo standard.

Seppur nella eccellente produzione dell’amico Erich, questo non può non essere considerato un fattore mortificante per un allevatore.

E’ un po’ come se la marca automobilistica Lamborghini fosse tutto a un tratto, per decisione legislativa, obbligata a produrre di tutto: utilitarie da prezzo basso tipo Fiat Panda, SUV di prezzo medio tipo Kia Carnival, berline di prezzo basso tipo Dacia Sandero, fuoristrada per impieghi gravosi coma la Land Rover Defender e veicoli industriali come il Fiat Ducato o l’Iveco Daily, oltre alle sue ben famose Huracan e Urus.

Quale sarebbe l’immagine della marca risultante? Sicuramente quella di un ottimo “negozio multimarca” e “multiuso” ma l’immagine della casa automobilistica non sarebbe più associabile a “produttore di automobili sportive di alte prestazioni” e cioè quella che le ha fatto avere il successo che attualmente ha. Saremmo costretti a leggere il nome sulla targhetta dell’auto, per capire la marca del veicolo che stiamo osservando. La Lamborghini invece ha nella forma delle sue auto il suo marchio. Questo purtroppo nel pastore tedesco succedeva (e, che strano, succedeva negli anni in cui il pastore tedesco FUNZIONAVA!) quando le regole erano più lascive. A meno che non si voglia dare la colpa del declino attuale a questi allevatori del passato (ma non credo che nessuno si sogni nemmeno minimamente di farlo), quella pratica non era foriera di cattivi prodotti zootecnici.

CONCLUSIONI – LA MIA CUCCIOLATA U

E’ ovvio che il prossimo accoppiamento di questi cuccioli consanguinei sarà fatto in apertura di consanguineità totale: ma per ora mi godo la qualità che vedo che è davvero eccelsa.

Preannuncio che è mia intenzione sottoporli a tutti i test, anche quelli che io definisco “trendy” (non significativi vista l’incidenza minima delle malattie indagate, ma molto di moda in chi ama citare sigle a due cifre) per analizzare eventuali malattie ereditarie nascoste e eventualmente riaffiorate a causa della consanguineità, (cardiopatie, emofilie, mielopatie ecc) ed è mia intenzione consegnare i cuccioli a 60gg con una indagine approfondita sulla parte cardiaca. Se le indagini dovessero portare ad una totale “pulizia”, questa cucciolata vedrà il mio massimo impegno per farle fare successo.

Chi condividesse con me questa impostazione prendendo uno di questi cuccioli, sarà benvenuto nel percorrere con me questo percorso “alternativo”: alle volte la strada del successo non è quella più facile o meglio battuta, e inoltre il saperla e volerla percorrere necessita di autonomia di discernimento e capacità e voglia di andare un po’ contro corrente, che è più difficile che dire sempre di sì, chinare il capo e seguire la massa.

Parafrasando il Poeta mi piace dire che “quando l’illogicità zootecnica è statuita per regolamento, la naturale conseguenza è il suo non rispetto da parte di chi pensa con la propria testa”. Anche perché, il non rispettare il regolamento di Selezione SAS (perché è solo lì che la regola della consanguineità è statuita in Italia) non ti fa infrangere alcuna regola etica (il Codice Etico dell’Allevatore ENCI non parla di evitare la consanguineità), e non ti fa diventare un eversore, ma appone solo limitazioni alla comunque più che legittima produzione zootecnica.